Tumori: in Europa studi clinici diminuiti del 50% in 10 anni – 20 marzo 2026
20 marzo 2026 – In 10 anni, gli studi clinici contro il cancro avviati in Europa sono diminuiti del 50%. Nel 2013 le sperimentazioni europee costituivano il 18% a livello mondiale, per scendere al 9% nel 2023. Una tendenza che accomuna il Vecchio Continente agli Stati Uniti, dove si è registrata una riduzione del 34% (dal 26% al 17%). Nuovi equilibri geopolitici stanno cambiando la geografia della ricerca scientifica contro il cancro e vedono la Cina sempre più protagonista. Dal 2013 al 2023 il Paese asiatico ha mostrato un netto incremento nei trial, dall’8% al 29%. La crisi della ricerca europea è testimoniata anche dal calo dei pazienti arruolati, 60mila in meno in 5 anni (da 286.159 nel 2018 a 226.155 nel 2023). Diversi i motivi: dai tempi di approvazione troppo lunghi, che rendono i Paesi europei poco attrattivi per le aziende farmaceutiche, al declino degli studi di fase I, fino alla mancanza di risorse e personale dedicato. Per invertire questa tendenza negativa, serve un cambio di passo. Non solo più investimenti, ma anche una ridefinizione del disegno delle sperimentazioni. Infatti, meno del 40% degli studi clinici contro il cancro, che hanno portato in 10 anni (2012-2021) all’approvazione di terapie, riporta un miglioramento della qualità di vita dei pazienti. La richiesta di includere questo parametro tra gli esiti principali (endpoint primario o secondario) delle sperimentazioni sui tumori viene dagli esperti riuniti nel “Clinical Research Course”, il corso, giunto alla quarta edizione, che si apre oggi a Roma, organizzato dall’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM) in collaborazione con l’American Society of Clinical Oncology (ASCO).
